Pensioni: la proposta di uscita a 64 anni con il TFR suscita le critiche della Cgil
In Breve
- Qual è la proposta riguardante il TFR e le pensioni?
- Si propone di utilizzare il TFR per andare in pensione a 64 anni.
- Qual è la posizione della Cgil su questa proposta?
- La Cgil la definisce sbagliata e dannosa per i lavoratori.
- Quali sono i rischi per i lavoratori secondo la Cgil?
- L'assegno pensionistico potrebbe risultare più basso e complicare l'accesso alla pensione.
Pensioni: la proposta di uscita a 64 anni con il TFR suscita le critiche della Cgil
La questione delle pensioni torna al centro del dibattito pubblico con la proposta di utilizzare il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per permettere ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni. Questa idea, già emersa lo scorso anno, ha suscitato una netta opposizione da parte della Cgil, che la definisce “sbagliata” e “addirittura folle”.
Secondo il sindacato, l’adozione di questo meccanismo comporterebbe un trasferimento del costo dell’uscita anticipata interamente sui lavoratori, senza introdurre una reale flessibilità nel sistema pensionistico. La Cgil sottolinea che il TFR è considerato salario differito e, pertanto, appartiene ai lavoratori, non dovrebbe essere utilizzato per finanziare riforme previdenziali. “Il TFR è delle lavoratrici e dei lavoratori ed è salario differito. Non sono risorse del governo e non sono risorse pubbliche con cui finanziare una riforma delle pensioni”, afferma il sindacato.
Inoltre, la Cgil avverte che l’opzione di uscita anticipata, presentata come un’opportunità, comporterebbe per chi la sceglie un assegno pensionistico più basso per tutta la vita. In alcuni casi, i lavoratori potrebbero dover utilizzare il proprio TFR per soddisfare i requisiti economici necessari per accedere alla pensione.
Nel 2022, per poter andare in pensione a 64 anni, era richiesto un trattamento pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, che corrispondeva a 1.310,68 euro al mese. Tuttavia, la soglia indicata per il 2026 è aumentata a tre volte l’assegno sociale, ovvero 1.638,72 euro mensili. Questo innalzamento rende difficile l’accesso all’anticipo per una parte consistente dei lavoratori.
La Cgil porta l’esempio di un lavoratore con una retribuzione annua di 30.000 euro e 30 anni di contributi: a 64 anni, la pensione stimata sarebbe di circa 1.110 euro al mese, oltre 500 euro sotto la soglia richiesta. Anche con l’aggiunta del TFR al montante contributivo, il risultato rimarrebbe insufficiente per raggiungere i 1.638,72 euro necessari.
La segretaria confederale della Cgil, Lara Ghiglione, definisce la proposta “l’ennesima proposta sbagliata”, sottolineando che la flessibilità in uscita non può essere costruita utilizzando risorse che già appartengono ai lavoratori e non può comportare una riduzione permanente dell’assegno pensionistico.
Il confronto sulle possibili formule per consentire l’uscita anticipata rimane aperto, con il TFR nuovamente al centro dello scontro sulle opzioni per lasciare il lavoro prima dell’età ordinaria.
