Francia: Tensioni sui Titoli di Stato e Rischio di Declassamento
In Breve
- Qual è il rischio di declassamento per la Francia?
- Moody's potrebbe declassare il rating sovrano della Francia da Aa3 a A1.
- Come sta reagendo il mercato ai titoli di Stato francesi?
- Il mercato ha già prezzato il possibile declassamento, ampliando lo spread tra Bund e OAT.
- Qual è la situazione economica attuale della Francia?
- La crescita è debole e si prevede un rapporto debito/PIL in avvicinamento al 120%.
La Francia si trova attualmente al centro di una crescente tensione sui suoi titoli di Stato, con l’agenzia di rating Moody’s che potrebbe declassare il rating sovrano del paese dall’attuale Aa3 a A1. Questo possibile declassamento è già stato in parte prezzato dai mercati, contribuendo all’ampliamento dello spread tra i Bund tedeschi e i titoli di Stato francesi (OAT), che ha raggiunto i 177 punti base, un livello non visto dal 2011.
Il rendimento dei titoli di Stato decennali francesi ha toccato il 5,142%, il più alto dal 2002, segnalando un serio campanello d’allarme per gli investitori. Il contesto è ulteriormente complicato dall’aumento dell’offerta di debito: attualmente, i titoli di Stato francesi in circolazione ammontano a circa 2.900 miliardi di euro, di cui 2.700 miliardi a lungo termine e 200 miliardi a breve, con un incremento di almeno 1.000 miliardi rispetto al 2016.
I mercati considerano gli OAT esposti a diversi rischi. Tra questi, l’incertezza politica legata alle prossime elezioni presidenziali e il potenziale rafforzamento delle tensioni sociali. Inoltre, si prevede una crescita debole, stimata intorno allo 0,5% per quest’anno, con una previsione fragile di circa l’1% nel 2027, a meno di un rilancio della competitività e di riforme significative.
Un altro fattore di preoccupazione è il piano di emissioni lorde di circa 340 miliardi di euro per il prossimo anno, che dipenderà dalla tenuta degli investitori non residenti, i quali detenevano il 59,7% dei titoli di Stato negoziabili a fine settembre. L’erosione del supporto da parte della Banca Centrale Europea (BCE) rappresenta un ulteriore elemento di instabilità: lo stock di titoli di Stato francesi nel portafoglio del programma di acquisto di titoli (PSPP) è sceso da 400 miliardi di euro a dicembre 2025 a 360 miliardi a settembre di quest’anno.
Sebbene la sostenibilità del debito non sembri immediatamente a rischio, il rapporto debito/PIL si sta avvicinando al 120%, rispetto al 70% del 2011. Il deficit/PIL è stimato al 5,3% per quest’anno e potrebbe attestarsi attorno al 5% nel 2027, con un deficit commerciale che supera i 70 miliardi di euro.
Le agenzie di rating S&P e Fitch hanno già attribuito alla Francia una valutazione di A+ (rispettivamente da ottobre e settembre 2025). Le loro revisioni potrebbero modificare le prospettive da stabili a negative, aprendo la strada a ulteriori declassamenti, un scenario che alcuni economisti considerano con una probabilità significativa fino a una tripla Baa alta.
Dal punto di vista politico, una vittoria del Rassemblement National potrebbe creare problemi senza precedenti. In assenza di una maggioranza parlamentare, ci si potrebbe trovare di fronte a uno stallo su riforme e consolidamento fiscale. Le promesse di risparmi netti per 140 miliardi di euro entro il 2032 necessitano di verifiche sulla loro fattibilità.
Il calendario di emissioni è relativamente leggero fino alla fine dell’anno, con l’84% del programma di emissioni nette già raggiunto a fine settembre (260 miliardi raccolti su 300). La presenza in bilancio di banche e compagnie di assicurazione, relativamente ben capitalizzate e che detengono rispettivamente il 10,5% e il 9,2% dei titoli di Stato francesi, può offrire un parziale cuscinetto contro forti vendite da parte di investitori esteri. Inoltre, resta disponibile lo strumento di protezione della trasmissione (TPI) della BCE, che potrebbe fornire ulteriore supporto in questo contesto di incertezze.
